Prima di morire, implorò di poter abbracciare sua madre. Oggi ha 50 anni e lo Stato teneterà di giustiziarla la notte del 30 settembre 2026 per l’efferato omicidio commesso insieme al suo fidanzato 32 anni fa. Questo tentativo fallisce e lascia Christa in gravissime condizioni in ospedale.
La causa principale del fallimento delle due iniezioni letali, è quella che non si sia trovata correttamente la vena o che questa sia scoppiata. Il pentobarbital è un barbiturico.
Con una frazione minima della dose del protocollo, una persona smette già di respirare. Se il farmaco arriva al sangue, non c’è modo normale di sopravvivere.
Inoltre, il pentobarbital è molto alcalino: fuori dalla vena, brucia. Brucia all’infinito.
Questo coincide con quanto riportato dai testimoni.


Durante la gravidanza, la madre di Christa faceva largo uso di alcol e droghe, provocando alla figlia danni cerebrali che causarono il suo disturbo bipolare. Christa nacque prematura mentre la madre era ubriaca e trascorse settimane in incubatrice; la madre tornò poi al lavoro come infermiera.

Quando Christa aveva 14 mesi, ebbe una crisi convulsiva; la madre si rifiutò di lasciare il bar per portarla in ospedale.

Dopo la nascita di Christa, la madre lasciava lei e il fratello senza cibo, a gattonare tra gli escrementi del cane, mentre lei beveva in compagnia dei suoi fidanzati.

Mandava i figli a vivere dalla nonna ogni volta che uno dei suoi numerosi mariti non li voleva intorno.

La nonna permise al proprio fidanzato di abusare sessualmente di Christa (con atti di sesso orale) fin da quando la bambina era piccola, prima ancora che imparasse a parlare, e fino all’inizio della scuola. L’uomo la rinchiudeva in un pollaio buio, infestato dai ragni. Quando la scuola iniziò a preoccuparsi per la situazione di Christa, la madre non prese provvedimenti né impedì ulteriori abusi.

Quando Christa aveva 6 anni, il padre le rubò il cane per regalarlo a una delle sue fidanzate.

La madre permetteva ai suoi fidanzati di picchiare Christa e di torcerle i capezzoli. Uno di loro la picchiò con una cintura e abusò sessualmente di lei, costringendola a guardare materiale pornografico e immagini esplicite. Quando Christa portò alcune di quelle immagini a scuola, la madre venne contattata ma non fece nulla; quando il fidanzato fu arrestato, lei cercò di negare l’accaduto.

Quando Christa fu stuprata a 11 anni da un uomo del quartiere, la madre negò l’accaduto finché la figlia non contrasse un’infezione e l’uomo fu arrestato.

Dopo quell’episodio, Christa tentò il suicidio; uno psichiatra informò la madre che la ragazza soffriva di una grave depressione e necessitava di aiuto. La madre, tuttavia, le negò ulteriori cure e il suo disturbo bipolare rimase non trattato. Quando Christa aveva 14 anni, sua madre le disse di far venire a vivere con loro il suo fidanzato, un giovane ventenne che lavorava al luna park; fumava marijuana insieme a Christa e al ragazzo per creare un legame.

A 16 anni, quando Christa rimase incinta di uno degli amanti della madre, quest’ultima la convinse ad abortire, sostenendo che da uno stupro non potesse nascere un bambino sano.

Quando Christa subì uno stupro a 17 anni — esattamente un anno prima di commettere un omicidio insieme al fidanzato — a sua madre non importò nulla.

Eppure, Christa fu felice di vedere la madre in aula durante il processo: tutto ciò che desiderava era un abbraccio.

Quando Christa cercò di far valere delle circostanze attenuanti dopo la condanna, la madre dichiarò che la figlia mentiva e che era una ragazza problematica fin dall’età di otto anni.

Nemmeno in quel momento la madre si curò della figlia, che desiderava soltanto un abbraccio.

Sì, a 18 anni Christa ha commesso un omicidio efferato e giustamente è stata condannata, ma non è sufficiente una condanna differente considerando cosa c’è dietro la vita di questa persona, se di vita si può parlare?
Ma soprattutto, perchè nessuno è riuscito ad evitare tale omicidio, togliendola da quella vita e costringendola a curare i suoi disturbi dalla tenera età?